Breve excursus su La fusione a cera persa
La tecnica della fusione a cera persa è antichissima: secondo una tradizione letteraria questo procedimento arrivò dall’Egitto in Grecia nel VI secolo a.c.
Con l’adozione di un modello di cera fornito di un’anima di terra la tecnica del getto bronzeo poté avere un autentico sviluppo, in particolare per quanto riguarda la statuaria di grandi dimensioni: nel nuovo procedimento il metallo fuso riempiva soltanto l’intercapedine tra l’anima interna di terra e la forma esterna pure di terra, risparmiando così molto materiale e permettendo la produzione di oggetti relativamente leggeri, anche se di grandi dimensioni, perché internamente cavi.
Per questi motivi il procedimento rappresentava una innovazione rispetto alla tecnica di fusione in uso, che non prevedeva lo svuotamento del manufatto e ne limitava perciò le dimensioni.
La portata del cambiamento riguardava anche gli aspetti più propriamente stilistici e figurativi: poiché il metallo ha una coesione molto superiore a quella della pietra, le parti più sporgenti di una statua fusa non hanno bisogno di essere sorrette con puntelli, e quindi l’artista ha una libertà molto maggiore nel rappresentare figure in movimento o protese nello spazio.
Il procedimento più classico della fusione a cera persa con anima è fissato nei suoi elementi essenziali già dagli esemplari più antichi.
Il modello viene preparato plasmando la cera su un nucleo di argilla rafforzato con un’armatura di ferro; una volta compiuto, il modello viene ricoperto con uno strato di terra; questa copertura – la forma – viene dotata di un sistema di canali di deflusso e sfiatatoi per la fuoriuscita dell’aria e del vapore di fusione.
La cottura della intera messa nel forno porta alla fusione della cera e alla sua eliminazione attraverso i canali, e al consolidamento delle masse terrose del nucleo e della forma; nella intercapedine che già occupava la cera si versa il metallo fuso, che, solidificandosi riproduce il modello del cavo della forma.
La preparazione è estremamente complessa e difficile, data la necessità di armare il modello in modo che resista al peso del metallo, di fissarlo saldamente alla forma in modo che non si muova dopo la fusione della cera e di preparare un sistema efficiente di canali la cui disposizione deve essere organizzata in modo razionale visto che il metallo deve poter raggiungere ogni punto dell’intercapedine senza trovare ristagni d’aria o di vapore.
L’opera finita era in esemplare unico, vista la perdita del modello in cera e della rottura dell’intercapedine.
Nel Medioevo, nel generale declino delle tecniche metallurgiche, questo procedimento fu poco utilizzato: fu nel Rinascimento che la produzione di sculture in bronzo conobbe una netta ripresa, anche se la tecnica rimaneva abbastanza primitiva: la perfezione formale dei bronzi rinascimentali è frutto di una laboriosa lavorazione a freddo, di uno scrupoloso lavoro di cesello: quello che ci si aspettava era poco più che un abbozzo in metallo che necessitava di una ulteriore modellazione. Ancora nel Barocco il lavoro di finitura da parte dell’artista e il suo diretto controllo sull’intero procedimento avevano una certa importanza, mentre già nel XIX sec. si ridusse a un lavoro meccanico di correzione e rimozione delle imperfezioni.
Questo procedimento non ha subito delle sostanziali modifiche nel corso dei secoli; una delle poche differenze consiste nell’utilizzo di materiali nuovi, come ad esempio la gomma di silicone che viene utilizzata per ricavare la copia di cera dal bozzetto (ottenuta colando la cera fusa nello stampo di silicone).
Questa copia di cera subirà poi l’intero procedimento pressoché inalterato:
- rivestimento interno ed esterno con del materiale refrattario
- dotazione di sfiatatoi
- cottura nel forno ( 7 gg per una temperatura che sale gradualmente dai 100° ai 500°) che causa la perdita della cera e il rafforzamento delle due masse terrose
- colatura del metallo fuso, che prevede l’immersione del blocco (rivestito di uno strato di gesso) nella sabbia, onde comprimere possibili rotture ed arginare eventuali fuoriuscite
- raffreddamento, 2 gg circa
- nettatura, pulitura, cesellatura dell’opera, che avviene sia con gli strumenti tradizionali sia con utensili elettrici
Si è molto discusso sul carattere “meccanico” dell’intera procedura che in pratica non prevede più l’intervento diretto dell’artista creatore il quale si limita, in genere, a fornire il disegno e/o bozzetto della scultura; è quindi evidente il ruolo fondamentale svolto dagli artigiani delle fonderie.
Tags: Artigianato, Bronzo, Cera persa, Pietrasanta
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